SOTTO UNA PIOGGIA DI CAUSE ADANI GREEN ENERGY HA RINUNCIATO AL PROGETTO EOLIICO NELLO SRI LANKA

Giannina Puddu, 25 febbraio 2025

L'unione dei  gruppi contrari alla realizzazione dell'impianto eolico nel nord dello Sri Lanka è stata capace di determinare la svolta che ha portato il magnate indiano Gautam Adani, con la sua Green Energy Limited ( AGEL), a rinunciare al progetto, pur avendo già investito 5 milioni di dollari, a fronte di 442 milioni previsti per la realizzazione dell'opera.

Il progetto prevedeva la produzione di 250 MW con l'installazione di 52 turbine eoliche a Mannar, nel nord dell'isola che è collegata alla terraferma da una strada sopraelevata e che si estende per circa 50 km² nel distretto che prende il suo stesso nome, nell’estremità nord-occidentale dello Sri Lanka.

L'isola è caratterizzata da un ricco patrimonio naturalistico.

Sono tante le specie di uccelli che solcano i cieli tra l’isola e la terraferma, diffusissimi gli asinelli (esiste anche una clinica per loro) e i rarissimi dugonghi che nuotano nelle acque marine.

Caratteristica la presenza di diversi alberi di baobab, con una circonferenza che raggiunge i venti metri e settecento anni di età.

Mannar è un centro turistico in crescita, noto per le sue spiagge incontaminate e i siti archeologici.

Forte l'opposizione sin dalle prime fasi  del progetto eolico, motivata da gravi implicazioni ambientali e accuse di irregolarità finanziarie.

Sono state intentate cinque cause legali.

Vari movimenti locali hanno lottato condividendo l'obiettivo di fermare Adani.

Tra questi, Wildlife and Nature Protection Society , il Centre for Environmental Justice e l' Environmental Foundation Ltd. 

Il governo precedente aveva approvato l'impianto prevedendo nell'accordo un costo dell'energia pari a 0,82 $ per unità per 20 anni, un costo altissimo e fuori mercato che avrebbe garantito un buon ritorno a fronte dell'investimento previsto.

Il nuovo governo, sotto la pressione popolare, a gennaio 2025 ha espresso l'intenzione di rinegoziare i termini dell'accordo riducendo la tariffa. 

Due settimane dopo, la AGEL di Adani, fatti i suoi conti, ha annunciato il suo completo ritiro dal progetto, confermando che questi impianti sono carissimi e che in mancanza di un forte sostegno finanziario pubblico possono sostenersi solo alzando, in modo significativo, il costo dell'energia elettrica prodotta e  distribuita.