Rischi di Recessione USA: Investitori Ottimisti sull’Europa

Rischi di Recessione USA: Investitori Ottimisti sull’Europa

Milano, 25 marzo 2025. Commento del team di gestione di Pharus.

I mercati riprendono fiato durante la settimana ed in un contesto di volatilità in calo gli indici azionari globali chiudono in frazionale rialzo con praticamente tutti i settori azionari in positivo. Positivo anche il mondo obbligazionario con i tassi di interesse in calo di circa 5-10 centesimi sia in America che in Europa.

Il protagonista indiscusso sui mercati non è stato Trump, che ha ridotto invece il numero delle sue dichiarazioni in particolare sui dazi, ma Powell, con la FED attesa per la decisione sui tassi di interesse.
Nella sua conferenza stampa, Powell ha scandito ben 16 volte la parola “incertezza”. E come dargli torto? Con l’ombra dei dazi americani che incombe e le risposte dei partner commerciali ancora tutte da scrivere, anche la Fed naviga senza bussola.
Non sorprende quindi la scelta unanime del FOMC di lasciare i tassi fermi, per la seconda riunione di fila, tra il 4,25% e il 4,50%. Quello che però ha fatto davvero rumore sono state le nuove previsioni economiche. Rispetto alle stime di dicembre, la Fed ha abbassato le attese di crescita del PIL sia per il 2024 che per il 2025 ed il 2026.
Non solo una crescita più bassa nelle nuove proiezioni della FED, ma anche il mercato del lavoro appare più fragile con il tasso di disoccupazione atteso salire al 4,4% entro fine anno, rispetto al 4,3% indicato appena tre mesi fa. Un segnale chiaro che il rallentamento sta iniziando a mordere l’economia.

Non è tutto, perché a complicare il quadro ci sono le pressioni inflazionistiche che potrebbero nei prossimi mesi risentire dell’effetto transitorio dei dazi e del cambio debole, con la Fed che monitora con attenzione il rischio che le aspettative di inflazione a medio termine si sgancino dai target, e si torma così a parlare anche di stagflazione.

Powell ha ribadito che la banca centrale non ha fretta di tagliare i tassi, ma il mercato ha letto tra le righe un atteggiamento comunque accomodante, con la Fed che sarebbe pronta a intervenire con maggiore decisione in caso di necessità. La mediana delle previsioni FOMC continua a suggerire due tagli da 25 punti base entro fine anno, in linea con quanto già scontato dai future di mercato.

Nel frattempo, in Europa, l’inflazione di febbraio è risultata leggermente sotto le attese, senza tuttavia innescare reazioni di rilievo nei mercati.

Da evidenziare che la Lagarde, durante l'audizione della commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, si è pronunciata per la prima volta indicando delle stime esplicite sull’impatto delle tariffe: secondo l’analisi della BCE, un dazio USA del 25% sulle importazioni europee potrebbe ridurre la crescita dell’Eurozona di 0,3 punti percentuali nel primo anno, un impatto che potrebbe salire allo 0,5% in caso di ritorsioni europee.

Il peso dell'impatto sulla crescita economica si concentrerebbe intorno al primo anno dopo l'aumento delle tariffe; poi diminuirebbe nel tempo, lasciando tuttavia un effetto negativo persistente sul livello di produzione con il rischio di un’accelerazione temporanea dell’inflazione di circa mezzo punto percentuale, causata dal deprezzamento dell’euro e dalle misure di risposta ai dazi, salvo poi rientrare con il calo dell’attività economica. In Europa la narrativa continua a focalizzarsi sull’annunciato gigantesco piano di stimoli e investimenti nella difesa.

In questo clima sospeso tra rallentamento e resilienza, i tori di Wall Street, dopo settimane di volatilità, sembrano intravedere spiragli di luce, sostenuti anche da un cessate il fuoco parziale in Ucraina, frutto di una telefonata fra Trump e Zelensky che ha migliorato il sentiment generale.
I rialzisti credono ancora (sperano) che il presidente Donald Trump stia usando i dazi come strumento di contrattazione per negoziare tariffe più basse con i principali partner commerciali dell'America.
Alcuni di loro prevedono che se così non fosse, allora Trump farà marcia indietro in risposta alle pressioni politiche ed in risposta ad un calo più consistenze delle borse. Gli orsi avvertono invece che nel momento in cui Trump cederà, l'economia sarà in una recessione guidata dai consumatori ed il mercato azionario ben al di sotto dei livelli attuali.

Per il momento la narrativa del mercato continua a suggerire che la crescita economica al di fuori degli Stati Uniti ha sempre più probabilità di migliorare, mentre i rischi al ribasso per la crescita degli Stati Uniti stanno aumentando. Non è un caso che dalla fund management survey di Bank of America durante il mese di marzo si sia registrato il più grosso calo di allocazione negli stati uniti a favore invece dell’Europa dove oggi i gestori detengono un’allocazione che è ai massimi dal luglio del 2021. 

Il sondaggio, compiuto mensilmente da Bank of America tra più di 200 gestori che complessivamente gestiscono circa 500 miliardi di dollari, è sempre molto utile per comprendere il sentiment del mercato ed il posizionamento dei gestori. Tra i messaggi chiave di questo mese emerge un sentiment degli investitori che sta sempre più peggiorando, evidenziando per il mese di marzo, il secondo maggiore aumento mensile del pessimismo macroeconomico mai registrato, con il 63% dei partecipanti al sondaggio che si aspetta un'economia globale più debole nei prossimi 12 mesi. 

Mentre raddoppia all`11% dal 6% del mese precedente la probabilità di una recessione negli USA ed aumentano al 20% rispetto al 5% del mese precedente i gestori che si attendono 3 tagli dei tassi da parte della FED per il 2025 invece di soli due tagli. 

Il 55% degli investitori FMS di marzo afferma che una guerra commerciale recessiva è il più grande rischio di coda sui mercati, ed appare infine tra i gestori un nuovo trade di consenso che per il 23% degli intervistati è “lunghi di azioni europee” che si posiziona in seconda classifica rispetto all’ormai consueto “lunghi di magnifiche 7” che è comunque in riduzione.

Dobbiamo ricordarci che le correzioni si verificano quando il mercato azionario inizia a scontare una recessione (economica e di utili) che non si verifica ed è quasi sempre attribuibile a un calo dei multipli, mentre gli utili prospettici continuano a salire (o almeno non diminuiscono). Un mercato ribassista invece (parliamo di cali superiori al 20%) si verifica in genere quando c’è una recessione, facendo crollare sia il multiplo di valutazione che le aspettative sugli utili, ma per ora siamo solo nel campo della correzione di mercato e solo il tempo potrà fare chiarezza sugli scenari futuri. Molti titoli difensivi continuano ad essere interessanti dal punto di vista valutativo e stanno già scontando grande negatività, invece su alcuni titoli tech e growth i multipli iniziano a riavvicinarsi alle medie storiche.