Impatto dei dazi USA sui mercati e sui portafogli

Milano, 3 aprile 2025. Con Simon Wiersma, Investment Manager ING
- Come vede evolversi nel medio termine l’impatto dei dazi statunitensi sui mercati azionari globali?
Nel medio termine, è probabile che i dazi statunitensi continuino a generare volatilità sui mercati azionari globali. Se da un lato gli shock iniziali potrebbero attenuarsi, il protrarsi delle tensioni commerciali alimenta un clima di incertezza. Questo può pesare sul sentiment degli investitori e sugli utili aziendali, soprattutto per le imprese con supply chains internazionali complesse. L’aumento dei costi potrebbe comprimere i margini di profitto e scoraggiare gli investimenti. Tuttavia, alcuni settori potrebbero adattarsi riorganizzando la produzione o individuando nuovi mercati.
- Quali settori ritiene più vulnerabili ai dazi? Esistono comparti o aree geografiche che potrebbero trarne beneficio?
I settori più esposti a rischi negativi includono tecnologia, automotive e beni di consumo, in quanto fortemente dipendenti dalle catene globali del valore. Al contrario, la manifattura domestica e alcune produzioni agricole potrebbero beneficiare di una minore concorrenza estera e di una maggiore domanda di beni locali. A livello geografico, regioni meno dipendenti dal commercio con gli Stati Uniti, come alcune aree dell’America Latina o del Sud-Est asiatico, potrebbero trarre vantaggio relativo in questo nuovo contesto.
- Quali stili di investimento risultano più adatti in questo scenario—value vs growth, stock picking, rotazione settoriale, ecc.?
In un contesto di tensioni commerciali e incertezza, gli approcci basati sul value investing e sulla rotazione settoriale possono offrire maggiore resilienza. I titoli value, spesso sottovalutati rispetto ai fondamentali, tendono a garantire una maggiore protezione nei ribassi e margini di crescita. La rotazione settoriale consente invece di orientare i portafogli verso settori meno colpiti dai dazi o potenzialmente avvantaggiati dai cambiamenti negli equilibri commerciali. Anche lo stock picking resta fondamentale per individuare aziende con solidi fondamentali, potere di determinazione dei prezzi e flessibilità operativa.
- Qual è la vostra previsione per il mercato obbligazionario nei prossimi mesi? Ci sono opportunità interessanti?
Ci aspettiamo una maggiore domanda di obbligazioni, poiché gli investitori cercano asset più sicuri in risposta alla volatilità dei mercati azionari. Questo potrebbe tradursi in un calo dei rendimenti dei titoli di Stato. Tuttavia, potrebbero aprirsi opportunità interessanti nel segmento corporate, soprattutto tra le aziende con bilanci solidi e una bassa esposizione ai settori colpiti dai dazi. Meritano attenzione anche i titoli indicizzati all’inflazione, come strumento di copertura contro eventuali aumenti dei prezzi causati dall’incremento dei costi.
- Come state modificando il posizionamento del portafoglio in risposta ai dazi e alla volatilità dei mercati?
La diversificazione rimane essenziale. All’ING Investment Office adottiamo da diversi mesi un approccio più cauto. A novembre abbiamo realizzato profitti sulla nostra posizione overweight in azioni, a gennaio abbiamo fatto lo stesso sulle azioni statunitensi e a inizio marzo abbiamo alleggerito la nostra esposizione nel settore IT—asset che avevano registrato buone performance negli ultimi anni. Queste scelte riflettono una strategia mirata alla riduzione del rischio. Abbiamo reinvestito i proventi in obbligazioni e riallocato i profitti derivanti dalle azioni USA su titoli europei, più convenienti in termini di valutazione. A livello settoriale, abbiamo adottato un posizionamento più difensivo, riducendo l’esposizione a IT ed energia e puntando su sanità e settore finanziario.